PAROLE MAI DETTE, DIRITTI NON DIFESI
Dall’Amministrazione comunale nessuna scusa verso la famiglia strattonata in spiaggia
In una domenica di metà giugno, sotto lo sguardo sbigottito dei bagnanti, un giornalista pugliese che lavora alla Camera dei Deputati, Giuseppe Di Caterino viene strattonato dagli esercenti di un lido storico del Capitolo, mentre in compagnia di due bambini e della moglie, sta guadagnando l’uscita stradale
attraverso l’ingresso privato.
Quando la notizia fa il giro dei social e trova spazio su diversi quotidiani nazionali, non si è ancora spento il
clamore del G7 meloniano.
Da anni ci battiamo perché l’attività dei balneari, quelli che l’impresa la fanno sul serio e con grande garbo, si sposi al riconoscimento del mare quale Bene Comune a disposizione di tutti.
L’estate scorsa affiggemmo a Monopoli dei manifesti dal titolo “MARE CHIUSO”, contenenti 8 punti necessari a garantire il rispetto della legge e degli avventori del mare. Tali punti non sono mai stati discussi né risolti dall’Amministrazione di destra, che governa la città da oltre 16 anni.
Nel caso della famiglia Di Caterino c’è la violazione di un diritto, quello del libero accesso alla spiaggia pubblica attraverso l’ingresso privato di un qualsiasi stabilimento balneare.
In realtà, un’analoga situazione si era già verificata un paio d’anni fa in un altro lido alla periferia sud del centro urbano mentre in un terzo lido, nei pressi del castello di Santo Stefano, l’utilizzo esclusivamente privato di una spiaggetta esistente sembrerebbe ormai incredibilmente acclarato da circa un decennio.
A tutto ciò, purtroppo si aggiunge il silenzio neghittoso e la passività compiacente di
un’Amministrazione e di un Sindaco che, tronfi dello straordinario sviluppo turistico locale, anche in questo caso non hanno pronunciato una sola parola di scuse nei confronti di una tranquilla famiglia offesa e strattonata in una domenica di giugno.