MANISPORCHE E SPAZIO CIVICO: “SALARIO MINIMO, TRA GIUSTIZIA SOCIALE ED EFFICIENZA PRODUTTIVA”

MANISPORCHE E SPAZIO CIVICO: “SALARIO MINIMO, TRA GIUSTIZIA SOCIALE ED EFFICIENZA PRODUTTIVA”

Vi è una povertà lavorativa sempre più diffusa, una condizione in cui il salario non consente ai lavoratori di sostenere condizioni di vita dignitose. Alcuni dati Istat testimoniano che tali rapporti di lavoro, con retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi, rappresentano quasi un quinto del totale e coinvolgono circa 4 milioni di lavoratori.

La Carta costituzionale afferma il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro, ma il testo presentato in Parlamento, che proponeva un trattamento orario non inferiore a 9 euro lordi, è stato integralmente snaturato da un emendamento della maggioranza di destra che, nei fatti, ne ha impedito la discussione dei contenuti.

Differentemente dal Governo nazionale, il Consiglio regionale pugliese, il 4 giugno scorso, ha approvato con voto unanime la proposta di legge contenente le disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale, nonché per la stabilità occupazionale nei contratti pubblici di appalto o di concessione, eseguiti su tutto il territorio regionale.

Noi, sulla scia di quel testo abbiamo presentato una mozione che chiede al Sindaco e all’Amministrazione di raggiungere l’obiettivo di un salario minimo di 9 euro l’ora per tutti i dipendenti del Comune di Monopoli e per coloro che lavorano in un appalto comunale.

Contestualmente, il documento impegna l’Amministrazione a sostenere, in tutte le sedi opportune, ogni azione che possa portare

all’approvazione di una proposta di legge nazionale che preveda, appunto, che il trattamento economico minimo orario non possa essere inferiore a 9 euro lordi.

La mozione accende un faro su ciò che si fa finta di non vedere, ovvero lo sfruttamento diffuso dei lavoratori, ricordando che il lavoro povero, oltre a ledere la dignità della persona, indebolisce pure tutta la società estromettendo dalla circolarità dell’economia quei lavoratori con un ridotto potere di acquisto.

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